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Pronti a ripartire

IL PROGETTO

Pronti a ripartire

La situazione del lockdown ha bloccato in casa i ragazzi con Sindrome di Down ancor più dei loro coetanei per le preoccupazioni suscitate nelle famiglie circa la malattia ed i rischi specifici. Si è assistito spesso ad una perdita delle autonomie acquisite e quindi ad una regressione nel percorso di crescita personale. Inoltre, l’assenza della scuola ha influito sulle capacità di confrontarsi e di collaborare coi propri coetanei, rallentando i processi di inclusione. “Pronti a ripartire” è perciò un progetto che ha dentro un mondo: il mondo fragile delle relazioni sociali di chi ha la sindrome di Down. Un progetto che vuole ricucire lo strappo che la pandemia ha causato tra le dimensioni del passato, del presente e del futuro, nel segno della speranza, del bisogno e della fiducia di rimettersi in viaggio. Si tratta di una determinazione, di un auspicio formulato in questo autunno del 2021, il secondo autunno dall’inizio della pandemia, ancora carico di preoccupazioni e di incertezze, ma pieno anche della speranza che si possa finalmente “ripartire” organizzando specificamente una serie di attività di esplorazione dello spazio cittadino, per sentirlo di nuovo proprio, familiare e sicuro. Le missioni di esplorazione serviranno per aumentare l’autostima, diminuire la paura, sentirsi a casa nel mondo. Questo importante e delicato processo di riacquisizione spaziale e sociale sarà altresì sostenuto da uno speciale supporto psicologico, finalizzato a promuovere, in ciascuno dei destinatari, la percezione e l’interiorizzazione, del senso della continuità dell'esperienza al di là dell’interruzione forzata delle attività degli scorsi mesi. Le persone con Sindrome di Down, infatti, incontrano maggiori difficoltà degli altri nel dare senso alle complessità della vita, soprattutto a quelle meno prevedibili, e, hanno pertanto bisogno di un aiuto esterno per elaborare questo tipo di vissuto. Dal momento che la loro intelligenza 'operativa' non assimila dati astratti se non attraverso il fare, le missioni esplorative rappresentano la soluzione ottimale per questo tipo di problemi, a patto che siano supportate ed integrate con il lavoro di uno psicologo che aiuti a interiorizzare e manipolare cognitivamente i concetti e i simboli astratti che questo tipo di esperienza richiede per essere elaborata con successo.

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